Sina • su Liberare Roma

di YLENIA SINA
da Roma Today • 16 aprile 2013

Sedie a forma circolare come nelle assemblee e una lunga mappa di Roma al centro con post-it e linee rosse per immaginare una nuova città. È stata presentata questa mattina, presso la Fondazione Adriano Olivetti in via Giuseppe Zanardelli 34, la candidatura a sindaco di Roma di Lorenzo Romito, fondatore di Stalker, per la lista Liberare Roma. Al suo fianco l’urbanista Paolo Berdini, su cui era caduta per primo un’ipotesi di candidatura, che però non si è tirato indietro dal percorso politico avviato con la lista ma ha dichiarato di “voler continuare a dare il suo contributo”.

Al centro delle riflessioni sulla città, il consumo di suolo zero. “Quasi tutti i problemi di Roma hanno origine da un’espansione incontrollata che nessuno ha mai tentato di risolvere” spiega Romito. Uno stop al consumo di suolo che è “diverso da quello che propongono gli altri candidati” spiega Berdini a cui, quasi in un passaggio di testimone, è stato affidato il compito di introdurre la presentazione.

“Nel Piano regolatore approvato dall’amministrazione Veltroni ci sono ancora circa 40 milioni di metri cubi non realizzati. Chi sostiene la tesi del ‘consumo di suolo zero’ non pensa di abolirli. Noi invece chiediamo la cancellazione dei diritti edificatori e la definizione di un’altra ‘Variante di salvaguardia’ che metta al centro la tutela delle aree ambientalmente sensibili”. Al centro della riflessione di Berdini anche il fatto che “nessuno dei candidati ha il coraggio di dire che Roma è una città fallita: il debito di questa città ammonta a circa 12 miliardi di debiti e molti di coloro che si candidano sono i responsabili di questo fallimento”.

Quattro le linee guida avanzate da Liberare Roma. Al primo posto c’è la tutela dell’Agro Romano, “ridefinendo il rapporto tra città e campagna”. Come ha spiegato Romito, “pezzi di terra che rimangono incolti perché frutta molto di più la rendita che ne può derivare”. Segue la necessità di ‘ripensare la città costruita’, senza lasciarsi convincere dall’idea “colpevolmente sciocca” che “vendere ai privati il patrimonio pubblico possa essere la soluzione”. Altro elemento indiscutibile per Liberare Roma è l’affermazione del diritto della ‘cittadinanza universale’ da costruire “attraverso un inclusivo patto sociale, capace di consentire l’emersione e l’affermazione di questa nuova civiltà, portatrice di culture, saperi, esperienze”. Infine l’affermazione di Roma Città Metropolitana. “È inutile l’attuale Comune di Roma, troppo esteso per una città, troppo ridotto per una metropoli”.

Per entrare in contatto con i territori, connettere e relazionarsi con le varie realtà attive, incontrarle e coinvolgerle, domenica 21 aprile hanno scelto di iniziare camminare in una lunga marcia che dal Monte Cavo, il monte più alto dei Colli Albani, arriverà fino al Colosseo che verrà abbracciato dai cittadini camminanti. “Sarà come un cammino sacro, una danza per liberare Roma”. E l’iniziativa di domenica sarà solo l’inizio: “Per tutto il mese di maggio cammineremo per la città tracciando una spirale che collegherà tutti i territori” ha spiegato Romito.

Lorenzo Romito ha 47 anni, padre di una ragazza di 12, è romano, di Garbatella. È cresciuto in una palazzina non molto lontana da quella dove poi sarebbe nata Giorgia Meloni e alle elementari ha studiato con Alfio Marchini, alla scuola Massimiliano Massimo “da cui sono uscito come atto di disobbedienza nei confronti dei miei genitori”. Nel 1995 dà vita a Stalker con cui darà vita al primo progetto camminante per i luoghi abbandonati di Roma. Negli anni, insieme a Stalker lavora a diversi progetti dedicati all’immigrazione e all’intercultura riconosciuti e finanziati anche da importanti enti pubblici. Nel 2002 fonda l’Osservatorio Nomade con progetti di sviluppo locale e di rete attraverso il Mediterraneo. L’ultimo progetto riguarda l’individuazione di una strategia per il superamento dell’emergenza abitativa dei rom a Roma. Quest’anno ha dato vita al Co.co.me.ro “perché tutto ciò possa iniziare a costituirsi come un percorso politico”.

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