Cittadini-Istituzioni

Ridisegnare l’Oltrecittà Roma (l’area metropolitana) a partire dalle Comunità e dal Comune

I livelli di governo locale sono troppitroppo distanti dai cittadini, spesso sovrapposti e conflittuali, raramente integrati e cooperanti.

Roma è un sistema metropolitano, che ha bisogno di un governo unitario, così come di ridare autonomia e peso politico alle sue tante comunità, cancellando la sudditanza delle periferie dal centro, dell’area metropolitana da Roma Capitale.

È inutile l’attuale Comune di Roma, troppo esteso per una città, troppo ridotto per una metropoli, che di fatto esclude dal diritto alla cittadinanza le centinaia di migliaia di persone espulse dai confini comunali dalla speculazione edilizia. È inutile, tautologico e retorico chiamare Roma Capitale.

È inutile la suddivisione in Municipi, più grandi della maggior parte dei capoluoghi italiani e senza neanche l’autonomia di un piccolo comune.

L’Oltrecittà Roma abbisogna di una autonomia di governo di scala regionale e di tipo federale, una prospettiva che abbiamo chiamato Co.Co.Me.Ro., Confederazione delle Comunità Metropolitane di Roma.

Si è iniziata una riforma delle provincie e dei municipi, lo si sta facendo con il solo obiettivo di ridurre la spesa pubblica prefigurando accorpamenti improbabili ed evitando di integrare questa azione con un progetto generale di efficace e democratica amministrazione del territorio.

L’attuale ridondante, spesso corrotta, ed inefficace burocrazia amministrativa serve solo a moltiplicare le poltrone e ad impedire ogni reale forma di governo del territorio, governo che viene ormai agito solo ricorrendo allo stato di emergenza e al conseguente commissariamento dei poteri locali, in perenne deroga alle leggi democratiche e alla trasparenza amministrativa e con immensi costi aggiuntivi per il bilancio pubblico.

Serve una rivoluzione amministrativa che rifondi il rapporto tra abitanti e territorio, che coniughi, alle diverse scale, forme di democrazia rappresentativa, partecipata e diretta. Per avviare un processo di ridefinizione istituzionale dei livelli, delle competenze e dei ambiti di amministrazione locale del territorio, c’è da articolare e rendere efficace, democratica e strategica la gestione dei Beni Pubblici e Comuni.

I diversi livelli di amministrazione locale devono essere individuati a partire da queste risorse da gestire in comune. E proprio l’azione di amministrare il “Comune” che li rende necessari e sufficienti, disegnandone anche la “capacità” e quindi l’estensione e il riconoscersi degli abitanti.

Ripartire da quelle risorse quei beni e quei servizi da riconoscere come “comuni”, irrinunciabili ed indivisibili, e da restituire al pubblico godimento, per sottrarli sia all’abbandono che ne ha determinato l’ammistrazione pubblica, che alla speculazione privata. È attraverso la gestione di questo patrimonio che vanno ridisegnate le gerarchie di amministrazione locale, che va rifondata la relazione tra abitanti e territorio, tra cittadini e istituzioni.

Le Comunità Metropolitane e le Case Comuni

La comunità locale deve tornare ad essere la base dell’organizzazione territorialeC’è bisogno di riconoscere quelle che a Roma sono le comunità locali: quartieri, piani di zona, zone urbanistiche, borghi e piccoli paesi della provincia, e a partire da queste di costruire gerarchie dal basso verso l’alto, attraverso la condivisione dei beni comuni di scala locale, comunale, metropolitana e – visto il ruolo di Roma – anche nazionale, europea, mediterranea e planetaria. Comunità e beni comuni di scala via via più ampia possono individuare delle unità amministrative che promuovano da un lato l’autonomia delle realtà locali e quindi una loro sempre maggiore sostenibilità, dall’altro forme e livelli di cooperazione e integrazione nell’amministrazione del territorio, attraverso la gestione condivisa, efficace e democratica, dei beni delle risorse e dei servizi comuni.

Ogni Comunità dovrebbe avere un luogo di governo partecipato, una Casa Comune dove si sviluppano le reti sociali di autoaiuto, forme di coogestione con l’amministrazione comunale dei servizi locali e del recupero partecipato del tessuto urbano, percorsi di informazione e formazione continua, attività culturali e di difesa e vaolrizzazione della cultura locale e dell’ambiente, forme di democrazia diretta.

I Comuni Metropolitani

Il comune di Roma, uno dei più estesi al mondo si troverà, con l’istituzione della città metropolitana, ad esercitare un predominio incontrastato sui comuni limitrofi, dove già oggi tenta di relegare l’ingombro e il peso di discariche e produzioni inquinanti. I Municipi, in via di accorpamento, nella loro estensione, scarsa autonomia e coerenza territoriale risultano inefficaci nell’avvicinare l’amministrazione pubblica ai cittadini.

C’è bisogno di disegnare dei Comuni metropolitani più equi e coerenti dal punto di vista territoriale.

È necessario riconoscere l’autonomia di Comune a quelle conurbazioni urbane, ormai stratificate, che si distendono fuori dalle antiche mura della città, così come è necessario accorpare in comuni unitari quei piccoli comuni di provincia che la dispersione urbana ha messo in relazione diretta, riconoscendogli il peso che oramai hanno nella dimensione metropolitana.

Questa immensa operazione di riorganizzazione amministrativa non può essere solo frutto di un disegno dall’alto, ma può avvenire secondo un processo di aggregazione volontaria delle Comunità metropolitane in organismi più ampi, luogo di un primo livello di democrazia rappresentativa, condividendo risorse servizi, beni Pubblici e Comuni.

Così disegnati i Comuni metropolitani troverebbero sicuramente maggior coerenza degli attuali Municipi e andrebbero a scardinare la cesura tra Roma città e area metropolitana. All’interno di Roma Capitale nascerebbero Comuni diversi, all’esterno piccoli Comuni, salvaguardando l’autonomia e l’identità locale, preservando, rigenerando e valorizzando le Comunità. Su questa strada si potrebbero ridurre più efficacemente i costi amministrativi ed attivare la condivisione di servizi e risorse – a cui attualmente nessuno ha diretto accesso – attraverso l’accorpamento in Comuni più grandi, in un rapporto di forze più equo con gli altri Comuni Metropolitani.

Questo processo è vitale e improrogabile. La crisi e le sue prospettive imporranno a tutte le cittadine e a tutti i cittadini – a tutte le Istituzioni che li esprimono – un radicale cambiamento di schema, una presa in carico e una responsabilità collettiva, uno sforzo di reciproco riconoscimento e legittimazione, la necessità di ripartire dalla solidarietà, dal mutualismo e dalla cooperazione. Tutto questo non potrà essere delegato e non potrà lasciare nulla di invariato, solo così qualsiasi ulteriore sacrificio potrà essere sopportato e potrà consentirci di riemergere insieme da questa crisi sociale e culturale, ancor prima che economica.

Questo processo complesso necessita di un percorso di transizione, a partire dall’attuale disastroso assetto amministrativo, al quale occorrerà dare subito inizio, prima che l’intera città e l’intero Paese giungano all’ingovernabilità, all’insostenibilità e al collasso.

Lorenzo Romito 

Davide Franceschini

 

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3 pensieri su “Cittadini-Istituzioni

  1. Ciao amici di Co.Co.Me.Ro, sono Paolo Novi, presente insieme ad altri di daZero (www.dazero.org ) agli incontri del 9 e 23 febbraio.
    Condivido lo spirito e il modo con il quale sperimentate la partecipazione dei cittadini alle scelte della e per la città sui temi dell’ urbanistica e del suo sviluppo “sostenibile”.
    Vi lascerò in proposito anche un commento sull’incontro del 23 febbraio nella apposita sezione. Qui invece voglio dirvi quanto per me sia importante il tema di questa sezione “Cittadini-istituzioni” e l’iniziativa in programmata per il 23 marzo. In particolare sta a cuore a me e a tutta daZero sottolineare quanto sia importante che il cambiamento che tutti vogliamo verso un mondo, un paese, una città “sostenibile” parta da noi stessi, i soggetti/oggetti della rivoluzione culturale che ci attende; accanto agli impegni che chiediamo e chiederemo alle istituzioni, c’è un impegno da prendere tra noi, forse anche in maniera esplicita.
    Mi piacerebbe cha accanto a un impegno/giuramento (anche non istituzionale) delle persone alle quali affidiamo ruolo di responsabilità pubblica, tipo ” mi impegno e giuro che opererò nell’interesse di tutti i cittadini, rispettando i programmi elettorali, in totale trasparenza del mio operato e dei miei collaboratori, senza vincoli di riconoscenza verso chicchessia per essere stato eletto, etc…….”) ci fosse anche un impegno /giuramento collettivo da parte degli elettori , tipo ” mi impegno e giuro che collaborerò con gli altri cittadini per il buon esito dei programmi elettorali, senza per questo chiedere compensi o favori e senza pretese di riconoscenza da chi ho votato,etc..”
    Sono certo che senza questo scatto da parte di tutti o di molti di noi, di consapevolezza, trasparenza, onestà, etica , non ce la faremo.
    Se questi concetti e idee vi convincono, facciamone un obiettivo comune oltre a quelli, che condivido, già presenti nel “lancio” dell’iniziativa del 23 marzo.
    Anzi , se ce la facciamo a condividere anche altri punti fondanti del cambiamento che vogliamo, uniamoci e chiamiamo gli altri movimenti, gruppi, persone per dare voce comune alle nostre proposte e richieste.
    Scusate la lunghezza, ciao
    Paolo Novi http://www.dazero.org http://www.paolonovi.it

  2. aggiungo due righe a quelle di Paolo per dire che la ricostruzione di una nuova relazione tra cittadini e istituzioni è il vero nodo dei prossimi anni.
    E’ certo che questa trasformazione politica che stiamo vivendo ha come centro la necessità di una nuova relazione tra politica e cittadini nella trasformazione del tradizionale principio di delega e quindi nella crescita di una nuova consapevolezza del ruolo dei cittadini nella cosa pubblica.
    Correttezza, trasparenza, partecipazione e coscienza delle scelte sono cruciali per poter veramente sciogliere alcune delle contraddizioni della città senza porre inutili aut aut ma lavorando veramente per crescere e migliorare. E soprattutto governare le trasformazioni.

  3. Credo che il motore per una società civile e per diventare una comunità , sia migliorare la relazione tra le persone. E’ dalla convivenza civile tra persone che a cascata arriverà la gestione virtuosa del territorio.

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