Carta Universale di cittadinanza

Roma città di millenaria accoglienza, ha inventato la cittadinanza universale. Oggi noi la riproponiamo per cancellare le barriere fisiche, mentali, culturali ed economiche che impediscono il pieno diritto alla città da parte di tutti gli abitanti. Il diritto alla città comprende: il diritto all’abitare, il diritto alla conoscenza, il diritto alla salute, il diritto alla diversità, il diritto all’impresa e al lavoro, il diritto alla mobilità, il diritto alla sicurezza e nel complesso il diritto alla qualità della vita e alla felicità.

Attraverso la Carta Universale di Cittadinanza si istituisce un sistema di relazione tra tassazione e reddito di cittadinanza che misura l’effettiva partecipazione dei cittadini alla gestione dei servizi e dei beni comuni in un rapporto equilibrato tra diritti, possibilità e doveri. Più è attiva la partecipazione dei singoli cittadini, più basso sarà il loro livello di tassazione, più alto il reddito di cittadinanza.

DIRITTO ALL’ABITARE

Ci sono più case inutilizzate che nuclei familiari senza casa. Chi possiede case inutilizzate pagherà il diritto alla casa per tutti, attraverso la regolamentazione scalare dell’IMU, da cui verranno esentati i proprietari a basso reddito di una sola casa. Applicare l’IMU alla massima aliquota sull’invenduto dei costruttori e delle banche – anziché esentarli totalmente, come ha fatto Monti – affermerebbe un principio di equità sociale, contribuirebbe a frenare l’espansione urbana, i processi speculativi e produrrebbe soprattutto un gettito che consentirebbe al Comune di recuperare liquidità, riaffermando allo stesso tempo la centralità del pubblico nella pianificazione e nella definizione delle politiche mirate al contrasto dell’emergenza abitativa. Finché non sarà garantito a tutte e a tutti il diritto alla casa, la pratica dello sgombero di immobili pubblici abitati irregolarmente – ma legittimamente, in virtù del dettato costituzionale – verrà dismessa limitandola ai casi in cui manchino le condizioni di salubrità e solo se si è in grado di fornire alloggio stabile alternativo.

DIRITTO ALLA CONOSCENZA

L’accesso alla formazione, all’informazione e alla cultura è un diritto innegabile per tutti, a prescindere dal reddito, a cominciare dai servizi all’infanzia di cui va protetta la titolarità pubblica, unica garanzia per creare una vera città educante capace di comprendere i bisogni della comunità dei più piccoli. Il diritto alla conoscenza riguarda direttamente la possibilità di sviluppare e rendere fruibili tutti i luoghi che producono cultura, generando maggiore consapevolezza sia negli abitanti che in coloro che visitano Roma da turisti. Le Case delle Comunità, in questo orizzonte, ospiteranno e creeranno occasioni di formazione, e informazione, accogliendo i bisogni delle comunità territoriali, a partire dai bambini, dagli anziani e delle fasce attualmente escluse dal diritto alla città e alla cittadinanza. La frequentazione degli spazi di produzione e distribuzione culturale di qualità più lontani dal centro costituirà credito per garantire l’uso gratuito dei monumenti più inflazionati e congestionati.

DIRITTO ALLA SALUTE

Azioni, produzioni e smaltimenti inquinanti e degradanti costituiscono una negazione del diritto alla salute, che deve essere invece prioritario sia rispetto al diritto all’impresa, al lavoro che ai comportamenti individuali e collettivi. Forme di lavoro e di impresa innovative e rispettosi dell’ambiente e degli altri costituiranno credito di cittadinanza.

DIRITTO ALLA DIVERSITÀ

Ogni comunità di genere, culturale, di pratica, di credo, di rete, ha diritto a istituirsi e vedersi riconosciuto l’accesso alle risorse pubbliche e comuni, compatibilmente con il rispetto dei diritti umani e civili di tutti. Le forme di scambio materiale e immateriale, di collaborazione, di formazione, di produzione del reddito e di sostegno all’offerta di servizi pubblici e collettivi da parte di queste comunità, costituiranno credito di cittadinanza.

DIRITTO AL LAVORO E ALL’IMPRESA

Il reddito e il lavoro sono intimamente connessi, all’interno della rete cittadina, con il credito di cittadinanza e le Case delle Comunità. Competenze, saperi, culture, disponibilità di tempo possono essere continuamente messi a valore indipendentemente dal profitto, dalla rendita, dallo sfruttamento. La carta di cittadinanza consentirà di scambiare lavoro e formazione con crediti da poter utilizzare per l’accesso ad un reddito sostenibile, diretto e indiretto. Sarà questa una delle possibili risposte alla massiccia disoccupazione giovanile, allo sfruttamento e al ricatto della precarietà. In questo orizzonte le Case della Comunità avranno anche la funzione di consentire l’incontro della domanda e dell’offerta di lavoro, costruendo incubatori di microimpresa e reti di collaborazione e auto-formazione.

Il diritto all’impresa è un diritto di tutti. Sburocratizzare, defiscalizzare e sottrarre alla malversazione delcontrollore pubblico la concessione di permessi e licenze di piccole e medie imprese, permettendo l’autocertificazione del diritto di impresa così come l’efficace sanzione di qualsiasi abuso. Attraverso la tassazione dei grandi circuiti commerciali si reperiranno le risorse per istituire un fondo per il microcredito, che agevolerà l’impresa innovativa e sostenibile. La dismissione dei contratti di consulenza pubblica e delle imprese para-pubbliche come Zétema, Civita, Risorse per Roma e affini, permetterà la riduzione della spesa liberando le risorse necessarie a favorire diversificazione, efficacia e indipendenza dei servizi sociali, culturali e tecnici.

DIRITTO ALLA MOBILITÀ

Il tessuto di reti urbane che connettono persone, luoghi di lavoro, esperienze e snodi produttivi rappresentano il cuore stesso del diritto alla città. Privilegiare il trasporto pubblico sul trasporto privato è quindi interesse collettivo; garantire la mobilità lenta e favorire la collaborazione della cittadinanza nel trasporto collettivo sono tutti aspetti che investono il rapporto tra tassazione e reddito di cittadinanza. Pertanto a pagare il costo sociale dei trasporti pubblici e collettivi, il loro sviluppo a garanzia del diritto stesso alla mobilità, saranno i cittadini che nonostante la possibilità non rinunceranno al trasporto privato. Nell’ottica di transizione necessaria ad ottenere un’implementazione sostanziale della rete di trasporto periferica, sarà fondamentale creare, attraverso le Case delle Comunità o in altre sedi, delle postazioni di telelavoro utili a dislocare il lavoro pubblico e privato diminuendo sensibilmente il traffico su strada a tutto vantaggio della qualità della vita. Verranno perciò incentivate e defiscalizzate, attraverso il credito di cittadinanza, tutte le aziende che sceglieranno questa strada.

DIRITTO ALLA SICUREZZA

Il diritto alla sicurezza è conseguenza necessaria dalla sicurezza dei diritti. Il governo della paura che differenzia, emargina ed esclude è costoso ed inefficace, prova ne è il fallimento delle politiche securitarie e xenofobe perseguite da Veltroni ed Alemanno. Molto più importante è il controllo sui flussi e gli investimenti finanziari di origine mafiosa che stanno mettendo nelle mani dei clan l’economia cittadina. Attraverso il sequestro delle risorse finanziarie e degli immobili in possesso delle mafie, e offrendo piena disponibilità alla sperimentazione sul territorio (associati ad una dovuta pressione sul legislatore nazionale) di progetti di legalizzazione/depenalizzazione, si amplierà la disponibilità di beni e di gettito ad uso collettivo, contro qualsiasi sfruttamento umano e materiale.

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